Appendice A

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APPENDICE A
METODI PSICOFISICI


Nel Cap. 4 abbiamo nominato la psicofisica: lo studio comportamentale delle relazioni quantitative tra le esperienze percettive delle persone e le corrispondenti proprietà fisiche.
In questa appendice descriveremo alcuni dei metodi sperimentali su cui la psicofisica è basata. Descriveremo inoltre un'importante teoria, chiamata teoria della detezione del segnale (SDT), che è strettamente correlata a questi metodi.


A.1 - La misurazione delle soglie

I metodi psicofisici furono sviluppati per trovare la soglia di percezione di uno stimolo: lo stimolo più debole che potesse essere percepito.
G. Fechner, il padre di questo campo, descrisse 3 di questi metodi, nel 1860: il metodo dell'aggiustamento, il metodo dei limiti ed il metodo degli stimoli costanti.


A.1.1 - Il metodo dell'aggiustamento

E' il modo più facile e veloce per trovare una soglia.
Al soggetto è presentato un quadrante che controlla la grandezza o l'intensità degli stimoli lungo alcune dimensioni d'interesse.
Nelle prove ascendenti, lo stimolo è inizialmente posto notevolmente sotto la soglia, ed il soggetto lentamente aumenta l'intensità della luce finchè è appena visibile.
Nelle prove discendenti, lo stimolo è inizialmente posto notevolmente sopra la soglia, ed il soggetto lentamente diminuisce l'intensità della luce finchè non è più visibile.
I valori delle soglie per gli aggiustamenti ascendenti tendono ad essere sistematicamente più alte di quelle degli aggiustamenti discendenti. In generale, sembra esserci una tendenza per qualcosa di già percepito per continuare ad essere percepito e per qualcosa di non ancora percepito per rimanere impercepito.
Questa tendenza all'inerzia percettiva è chiamata isteresi. Se una singola stima necessita del metodo dell'aggiustamento, è solitamente presa come la media delle soglie ascendenti e discendenti.
Il metodo dell'aggiustamento è preferibile specialmente nello studio di fenomeni a tempo variabile come l'adattamento. Per esempio, nel tracciare il corso dell'adattamento al buio (vedi Figura 1.3.12), la soglia assoluta dev'essere trovata per vedere una luce pallida in molti punti diversi nel tempo.

A.1.2 - Metodo dei limiti

E' essenzialmente una versione a prove discrete del metodo dell'aggiustamento. In ogni prova, lo sperimentatore presenta uno stimolo ad un livello particolare, ed il soggetto indica se lo percepisce o meno. Le prove sono presentate in sequenze in cui l'intensità dello stimolo è ascendente o discendente.
Gli effetti dell'isteresi sono presenti anche nel metodo dei limiti: la soglia per la sequenza ascendente tende ad essere sistematicamente più alta di quella per la sequenza discendente. Come nel metodo dell'aggiustamento, il valore della soglia è dato dal valore medio delle soglie di tutte le sequenze ascendenti e discendenti.


A.1.3 - Metodo degli stimoli costanti

E' una modificazione del metodo dei limiti in cui l'ordine delle prove è randomizzato anziché fissato nelle sequenze ascendenti i discendenti. Usa una serie di prove discrete nelle quali il compito del soggetto in ogni prova è di indicare se percepisce o meno la presenza dello stimolo.
Poiché questo metodo è il punto di partenza per i successivi metodi psicofisici, lo descriveremo più dettagliatamente.
Un esperimento classico per trovare la soglia assoluta nel percepire un dato punto luminoso usando il metodo degli stimoli costanti è: lo stimolo è un punto molto debole di luce che è presentato per poco tempo in condizioni di massimo buio così che il soggetto è estremamente sensibile alla luce. Un punto è presentato al soggetto in ogni prova, scelto a caso tra una gamma di valori di stimolo che ci si aspetta "mettano tra parentesi" la soglia (ad es. da chiaramente sotto la soglia a chiaramente sopra la soglia). Alla fine dell'esperimento, la percentuale di risposte è calcolata per ogni valore d'intensità dello stimolo.
Il risultato può essere riassunto in una funzione psicometrica: un grafico che traccia la percentuale di risposte sull'asse delle Y e la funzione dell'intesità dello stimolo sull'asse delle X.

Figura A.1.1 - Una funzione psicometrica e la soglia di detezione. La funzione psicometrica traccia la percentuale di detezione come una funzione dell'intensità dello stimolo e produce sempre una curva a forma di S. La soglia per la dimensione studiata è il valore dell'intensità (T) al quale l'osservatore scopre lo stimolo il 50% delle volte (linea spezzata e freccia).

Si noti che per luci molto deboli (chiaramente sotto la soglia), la detezione è di 0%. Per luci molto forti (chiaramente sopra la soglia), la detezione è di 100%. Se c'è un'unica, invariante soglia assoluta, la transizione dal 0% a 100% potrebbe essere molto netta, cadendo giusto sul punto dell'intensità della soglia. Le funzioni psicometriche sono curve invarianti omogenee a forma di S, comunque, in cui non c'è un singolo valore di soglia, ma solo una regione di transizione graduale tra assenza e presenza dell'esperienza visiva. La pratica standard è definire la soglia assoluta come un valore di intensità nel quale la funzione psicometrica attraversa il 50% del livello di detezione (Fig. A.1.1).

A.1.4 - Lo stato teorico delle soglie

Nell'esperimento della soglia assoluta sopra descritto, il termine "soglia" è definito metodologicamente in termini di misurazione dell'intensità minima dello stimolo che può essere vista secondo una certa procedura. Ma soglia è anche un costrutto teorico, che indica il particolare valore dello stimolo nel quale la risposta interna va dall'assenza alla presenza dell'esperienza visiva.

Figura A.1.2 - Una funzione della soglia ideale. Se ci fosse una discreta e perfetta soglia sensoriale, ci sarebbe un cambiamento per l'esperienza non sensoriale per superare l'esperienza sensoriale ad un valore particolare, al punto del quale la funzione della soglia balzerebbe discretamente dallo 0 al 100%. Entrambe le funzioni non sono comunque attualmente fondate.

Lo stato teorico di una soglia visiva è comunque controverso. Tecnicamente, implica che una specifica quantità di energia dello stimolo è richiesta per produrre un'esperienza visiva, sotto detta quantità l'esperienza è assente e sopra essa l'esperienza è presente. Molte visioni scientifiche dubitano la realtà di detta soglia per uno o più dei seguenti potenziali problemi.
1. Transizione graduale. Come accennato, le funzioni psicometriche non mostrano cambiamenti netti dall'assenza alla presenza dell'esperienza; mostrano lievi transizioni. Superficialmente, ciò sembra essere incompatibile con l'assunzione di un valore di soglia discreto.
2. Percezione subliminale. Le persone a volte si comportano come se avesse visto qualcosa anche quando la detezione è sotto la supposta soglia sensoriale (vedi Sezione 13.3.2). Se ci fosse una sola soglia sensoriale, ciò non sarebbe vero.
3. Influenze nella risposta. La performance in compiti di detezione può essere invalidata sistematicamente da fattori strategici come la ricompensa o la motivazione. Queste influenze possono cambiare sistematicamente la misura della soglie in esperimenti come quello sopra descritto.
Di questi tre problemi, l'influenza nella risposta è forse l'ultimo ma il più importante tecnicamente. Le lievi transizioni nelle funzioni psicometriche possono essere spiegate entro una teorica classica della soglia assumendo che le funzioni psicometriche rappresentano necessariamente una media di molte prove nelle quali la soglia è variabile. Se il valore preciso di una soglia discreta varia casualmente da prova a prova in accordo con una distribuzione normale, per esempio, la media della performance in molte prove mostrerebbe esattamente il tipo di transizione a forma di S che si trova normalmente nelle funzioni psicometriche. La percezione subliminale può essere spiegata dall'esistenza di due diverse soglie: una più alta per produrre consapevolezza visiva e una più bassa per comportamenti emotivi (vedi Sezione 13.3.2). Ma la presenza di influenza nella risposta in compiti di detezione ed i loro effetti nelle soglie misurate ha avuto una profonda influenza in entrambe le teorie e metodi in psicofisica. Infatti, esse hanno portato ad una concezione molto diversa di come sono fatte le risposte di detezione, in cui non c'è una soglia sensoriale discreta. Ora considereremo questa visione alternativa nel dettaglio, per fornire le basi per le moderne informazioni sul processo visivo della performance della detezione sensoriale.

A.2 - Teoria della detezione del segnale (SDT)

La SDT riprende il singolo concetto di una soglia sensoriale discreta con due concetti separati: un processo sensoriale immutabile che non può essere influenzato da fattori strategici e un successivo processo decisionale (Green & Swets, 1966). Considereremo brevemente questi costrutti. Ma la SDT è più di una teoria su come sono fatte le risposte di detezione; descrive anche un diverso metodo sperimentale per studiare la performance della detezione, che è strettamente legato alle sue assunzioni teoriche. Questo metodo è diventato un moderno standard per studiare una grande varietà di fenomeni percettivi e di memoria. Per capire la SDT e la sua metodologia associata, dobbiamo prima capire come avvengono gli effetti nell'influenza nelle risposte e perché inficiano la misura delle soglie ottenute usando i metodi sopra descritti.


A.2.1 - L'influenza nella risposta

Supponiamo che la debole luce che state cercando di scoprire nell'esperimento della soglia sopra descritto siano dei segnali su uno schermo che indica la presenza di un sottomarino vicino. Supponiamo inoltre che stiate cercando di scoprire questi segnali su un battello nel mezzo di un mare impetuoso. Siccome esiste un'alta probabilità di incontrare un sottomarino nemico in questa situazione e le terribili conseguenze di fallire nello scoprirne uno, voi potreste dire "Sì, vedo un segnale" semmai ci fosse la più vaga possibilità che il segnale sia presente. Questa strategia di risposta liberale potrebbe condurvi ad una forte influenza nel dire "sì", e la vostra soglia potrebbe essere misurata come più bassa (più sensibile) rispetto a come sarebbe se fosse ugualmente probabile dire "sì" o "no".
Ora supponiamo che voi stiate cercando di scoprire lo stesso segnale su una nave da carico nel Lago Michigan in tempo di pace. La probabilità che ci sia un sottomarino in zona potrebbe essere molto bassa, e se ce ne fosse una, le conseguenze nello sbagliare di scoprirlo potrebbero essere scarse. In questa situazione, ci sono buone possibilità che voi diciate "No, non vedo un segnale" a meno che non abbiate un'esperienza molto forte che la luce sia presente, perché se sbagliate, rischiereste di essere derisi. Questa strategia di risposta conservativa potrebbe condurre al una forte influenza nel rispondere "no", e la vostra soglia potrebbe essere misurata come più alta (meno sensibile) rispetto a come sarebbe su un battello in tempo di guerra.
Il problema cruciale è se la vostra esperienza visiva è cambiata come risultato della diversa probabilità che un sottomarino sia presente e il vostro diverso livello di motivazione nello scoprire il segnale appena percettibile sullo schermo. La teoria della soglia classica esigerebbe che la vostra soglia sensoriale per la minima esperienza visiva fosse più bassa per un battello in tempo di guerra che non per una nave da carico in tempo di pace. E' possibile che i recettori retinici o il successivo processo sensoriale cambino in funzione di conoscenza e motivazione, ma la SDT fornisce una spiegazione alternativa più plausibile. Suggerisce che la risposta sensoriale è la stessa in entrambi i casi ma che il vostro criterio interno nel dire "Sì, vedo un segnale" sia semplicemente più basso per un battello che per una nave da carico.


A.2.2 - Il paradigma della detezione del segnale

Il problema dell'influenza nella risposta fu riconosciuto molto prima che fosse formulata la SDT. I metodi classici per trovare le soglie includevano modi per identificarle come influenze nelle risposte in un compito di detezione includendo qualche prova trabocchetto nelle quali non era presentato stimolo alcuno. La percentuale di risposte "sì" in queste prove trabocchetto può essere usta per calcolare l'influenza nelle risposte.
La SDT estende l'idea delle prove trabocchetto per diventare una parte integrante ed indispensabile di ogni esperimento di detezione. In un esperimento tipico della SDT, uno stimolo debole è presentato in metà delle prove (chiamate prove segnale), e non sono presentati stimoli nell'altra metà (chiamate prove rumore, che sono come le prove trabocchetto). Il compito del soggetto è discriminare tra le prove segnale e le prove rumore rispondendo "sì" (un segnale è presentato) o "no" (non lo è) in ogni prova.
Il disegno sperimentale base sostenuto dal metodo della SDT è mostrato nella figura A.2.1.

Figura A.2.1 - Il disegno sperimentale della detezione del segnale. In ogni prova, entrambi i segnali sono presentati (segnale + rumore) o meno (solo rumore). I soggetti devono rispondere se un segnale è presente ("sì") o meno ("no"). La risultante matrice 2 x 2 definisce il set di risultati possibili: colpiti, mancati, falsi allarmi e scarti corretti.

In ogni prova un segnale è presente o assente, ed il soggetto risponde "sì" o "no". Tutte le prove possono così essere classificate come rientranti in una delle quattro celle mostrate nella figura A.2.1 colpiti, mancati, falsi allarmi o scarti corretti, a seconda di entrambe le condizioni di stimolo e la risposta del soggetto.
Si noti cosa succede in questo disegno se il soggetto ha una tendenza a dire "sì", nello scoprire sottomarini nel mezzo di una battaglia navale. Come indicato in figura A.2.2A, la percentuale di successi sarà alta (92%), ma così pure la percentuale dei falsi allarmi(46%). L'alto tasso di falsi allarmi si alza perché l'operatore ha la vaga possibilità che il segnale indichi la presenza di un sottomarino. In questo caso, la tendenza favorevole nello scoprire il segnale è molto forte; il soggetto dà risposte "sì" molto più del doppio (69%) rispetto alle risposte no (31%).
Se il soggetto ha la tendenza a dire "no", nello scoprire sottomarini nemici nel Lago Michigan in tempo di pace, la percentuale di successi sarà bassa (54%) così come la percentuale dei falsi allarmi (8%) (vedi figura A.2.2B). Qui il soggetto ha bisogno di una grande quantità di evidenze sensoriali prima di dire che il segnale è presente. Si noti che in queste condizioni, il soggetto dà risposte "no" molto più del doppio delle risposte "sì".

Figura A.2.2 - I risultati di un esperimento di detezione del segnale nel quale cambia la tendenza del soggetto nel rispondere "sì" o "no". La parte A mostra che l'uso di un criterio liberale (o permissivo) produce molti successi ma anche molti falsi allarmi. La parte B mostra che l'uso di un criterio conservativo (o restrittivo) produce minori successi ma anche minori falsi allarmi.

La SDT fornisce un'analisi dei dati che contribuisce alle percentuali di successi e falsi allarmi per estrarre stime separate dei due fattori sottocitati. C'è un parametro per la discriminazione, chiamato d' (si pronuncia "di primo"), ed un altro per l'influenza nella risposta, chiamato beta. In questo esempio, d' è lo stesso per entrambi i dati, che indica risposte sensoriali uguali ai segnali ottici che raggiungono l'occhio. Comunque, beta è diverso, perché ci sono diverse tendenze a rispondere sì versus no nelle due situazioni.


A.2.3 - La teoria della Capacità di scoprire il segnale

Teoricamente, la SDT propone che le decisioni di detezione sono basate su un iniziale processo sensoriale seguito da un processo che opera sull'uscita (output) del processo sensoriale, come indicato nella figura A.2.3.

Figura A.2.3 - La teoria della capacità di scoprire il segnale. Lo stimolo è colto in un processo a 2 fasi. Il processo sensoriale produce un valore energetico che dipende da fattori come l'intensità dello stimolo e lo stato di adattamento del sistema sensoriale. Il processo decisionale confronta l'energia della risposta sensoriale con un criterio interno e risponde "sì" se esso è sopra il criterio e "no" in caso contrario. Il processo decisionale può essere influenzato da fattori come la conoscenza della probabilità del segnale e dalla ricompensa.

Nel campo d'azione sensoriale, lo stimolo (prova segnale o prova rumore) produce una risposta interna nel soggetto, l'energia di cui riflette solo l'informazione sensoriale. In particolare, l'energia della risposta sensoriale dipende solo dall'intensità dello stimolo (luci più luminose risulteranno in valori più alti di d' in un compito di detezione della soglia) e lo stato dello stimolo sensoriale (periodi più lunghi di adattamento al buio portano a valori più alti di d' in un compito assoluto di detezione della soglia). L'output di questo sistema sensoriale non dipende da strategie, fattori motivazionali, la probabilità del segnale, o altri fattori che potrebbero influenzare la risposta. Si può pensare all'output del sistema sensoriale come riflettente l'energia di una veloce risposta neuronale allo stimolo. (In breve, la SDT non propone specifici meccanismi neuronali ma specifica operazioni astratte che si possono eseguire in molti modi diversi). Questo valore dell'energia è l'output del processo sensoriale iniziale e fornisce la sola informazione dello stimolo che il soggetto ha per decidere se il segnale è presentato o meno in una particolare prova.
La SDT assume che il sistema sensoriale è "rumoroso", intendendo che è il soggetto a randomizzare le fluttuazioni che non sono relate allo stimolo. La risposta sensoriale perciò non sarà la stessa in ogni prova segnale (o in ogni prova rumore) se gli stimolo fisici sono identici. Piuttosto, la SDT assume che la risposta sensoriale varierà casualmente intorno alla media, producendo una distribuzione aggregata di valori di energia in molte prove, come una curva normale definita "distribuzione di solo rumore" mostrata in figura A.2.4.

Figura A.2.4. - Risposte derivanti dalla distribuzione del segnale + rumore e solo rumore. Le prove segnale producono valori di energia sensoriale dalla distribuzione segnale + rumore; le prove non-segnale producono valori di energia dalla distribuzione solo-rumore. Se il valore dell'energia sensoriale è sopra il criterio, il processo decisionale coglie un segnale ("Sì"); altrimenti no ("No"). Ciò conduce a successi, falsi allarmi, mancati e scarti corretti proporzionali all'area indicata con ombreggiature diverse.

Poiché il segnale si somma all'energia del processo sensoriale rumoroso, la distribuzione segnale + rumore ha molta più forza della distribuzione solo-rumore ma ha circa la stessa quantità di variabilità. Se il segnale è debole - come usualmente negli esperimenti di detezione - la distribuzione dei valori dell'energia per questi 2 eventi sensoriali coinciderà a molti livelli (vedi figura A.2.4), così il punto più alto della distribuzione solo-rumore ha maggiore energia sensoriale rispetto al punto più basso della distribuzione segnale + rumore. Questa sovrapposizione è il risultato di errori in compiti di detezione. Il processo decisionale deve provare a determinare se il valore dell'energia che riceve dal processo sensoriale in una data prova risulta da una prova in cui il segnale è presente o assente. La SDT assume che il campo d'azione decisionale compie ciò scegliendo un criterio in qualche punto lungo il continuum dell'energia sensoriale (la linea verticale nella figura A.2.4.): un valore dell'energia sopra il quale il soggetto risponderà "sì", altrimenti risponderà "no". Per molto tempo, questa regola di decisione porterà a risposte corrette "sì" (colpiti) risultanti da valori segnale + rumore sopra il criterio e risposte corrette "no" (scarti corretti) risultanti da valori solo rumore sotto il criterio. Si noti che se le distribuzioni coincidono, ci sono certamente errori. A volte il valore sensoriale in prove segnale cadrà sotto il criterio, risultando risposte scorrette "no" (mancati); altre volte, il valore sensoriale in prove rumore cadrà sopra il criterio, risultando risposte scorrette "sì" (falsi allarmi).
Date le stesse due distribuzioni di valori sensoriali, il numero di colpiti, mancati, falsi allarmi e scarti corretti dipenderà da dove è posizionato il criterio, ed è l'ubicazione di questo criterio che riflette la strategia del soggetto. Usando un criterio basso (liberale o permissivo) si ha come risultato molte risposte "sì" e un alto numero di successi ma anche un alto numero di falsi allarmi, come raffigurato nella figura A.2.4. Usando un criterio alto (conservativo o restrittivo) si ha come risultato poche risposte "sì" e un basso numero di colpiti e di falsi allarmi. Molti fattori possono influenzare la scelta di questo criterio nel processo decisionale. Molti tra i più potenti informano i soggetti sulla probabilità del segnale versus prove rumore, pagando il soggetto diversamente per i colpiti versus gli scarti corretti e semplicemente istruendo il soggetto nell'usare un criterio permissivo versus uno restrittivo per dire "sì".
La SDT fornisce una descrizione matematica di come questi fattori sensoriale e decisionali unitamente determinino la percentuale di colpiti, mancati, falsi allarmi e scarti corretti. I dettagli matematici della teoria sono più tecnici di quanto ci riguarda qui (vedi Green & Swets, 1966 per la presentazione classica), ma il concetto di base è abbastanza semplice. Come abbiano detto prima, la SDT identifica 2 variabili in un compito di detezione: d' che è una misura discrezionale, e beta, che è una misura dell'influenza nella risposta. Nei termini delle distribuzioni sovrapposte (coincidenti) dell'energia sensoriale mostrati nella figura A.2.4., d' è una stima numerica della distanza tra il segnale e la distribuzione del rumore calcolata in unità di deviazioni standard della distribuzione del rumore. Beta è una stima numerica della posizione del criterio di decisione lungo il continuum dell'energia sensoriale (per convenzione, la soglia è definita come l'intensità dello stimolo nel quale d' = 1, così che la distribuzione segnale + rumore è una deviazione standard sopra la distribuzione solo-rumore, eccetto il valore di beta).
Si noti che d' e beta sono indipendenti: l'uno o l'altro possono cambiare senza intaccare l'altro. Di particolare interesse è il fatto che quando il criterio di decisione è variato senza cambiare le distanze tra il segnale e la distribuzione del rumore, la performance di detezione può variare molto in termini di percentuale di successi e falsi allarmi (come illustrato nelle figure A.2.2A e A.2.2B), eppure d' rimarrà costante. Questa scoperta è stata ottenuta con osservatori umani in esperimenti di detezione quando gli stimoli e i soggetti sono rimasti costanti mentre l'influenza nella risposta è cambiata in molti modi diversi (v. Green & Swets, 1966). La SDT è generalmente una teoria molto buona della performance di detezione.


A.3 - Soglie differenziali

Gli esperimenti descritti inizialmente furono progettati per determinare una soglia assoluta nella quale il soggetto prova a discriminare la differenza tra la presenza e l'assenza dell'esperienza visiva. Ma le soglie differenziali possono essere anche misurate chiedendo ai soggetti di discriminare la differenza tra due stimoli anziché la differenza tra uno stimolo e nulla.
La situazione sperimentale è generalmente simile a quella per misurare una soglia assoluta eccetto che ogni prova consiste in una coppia di stimoli ed i soggetti sono chiamati a scoprire la differenza tra essi.

A.3.1 - Differenze appena percettibili (jnd = just noticeable differences)

Rappresentano la più piccola differenza che può essere scoperta.

Figura A.3.1 - Differenze appena percettibili in uno stimolo di diversa grandezza per la lunghezza della linea. A 10 mm., c'è bisogno di addizionare 1 mm. di lunghezza per scoprire la differenza; a 20 mm., addizionando 2 mm.; e a 30 mm. addizionando 3 mm. Così il rapporto della lunghezza addizionata richiesta (delta I) e la lunghezza dello stimolo (I) è costante al valore di 0.1.

La procedura descritta per trovare una soglia differenziale è soggetta agli effetti dell'influenza nella risposta. Piuttosto che far dire ai soggetti semplicemente se colgono una differenza o meno in ogni prova, può esser loro richiesto di indicare quale linea è più lunga. In questo caso, c'è una risposta corretta in ogni prova, e una funzione psicometrica può essere tracciata in termini di percentuale di risposte corrette come una funzione della misura della differenza (delta I). Il valore di delta I nel quale il soggetto è corretto solo al 50% delle volte deve essere uguale o sotto la soglia perché egli non può discriminare quale è più lunga ogni qualvolta cambia (come se indovinasse). Il valore di delta I nel quale il soggetto è corretto al 100% delle volte dev'essere sopra la soglia. Per convenzione, la soglia in un esperimento sulla soglia differenziale con due alternative è presa normalmente come il valore di delta I al quale questa funzione psicometrica attraversa il 75% corretto. (Si noti la differenza dalla definizione della soglia al 50% quando l'asse delle y rappresenta percentuali di risposte di detezione piuttosto che percentuali di risposte corrette).

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Figura A.3.2 - Un grafico delle soglie differenziali che mostra la legge di Weber. La lunghezza della linea addizionata (delta I) richiesta per scoprire una differenza nella lunghezza della linea tra due linee aumenta linearmente come una funzione di intensità dello stimolo (I) con pendenza dello 0.10.


A.4 - Graduazione psicofisica

Uno degli obiettivi importanti della psicofisica è specificare la relazione quantitativa tra dimensioni psicofisiche e psicologiche. Il principale modo per rappresentare le dimensioni fisiche è in termini di scale di misurazione, come le scale metriche per la lunghezza (espresse in metri) e per il peso (espresse in grammi), per menzionarne due.
Queste scale sono appropriate anche per misurare esperienze psicologiche o sono richieste nuove e diverse scale psicofisiche?

Figura A.4.1 - La legge di Fechner della graduazione psicofisica. Se si assume che tutti gli jnds sono psicologicamente uguali, la relazione tra dimensione fisiche ed esperienza sensoriale può essere descritta da una funzione logaritmica della forma generale data. Ogni equazione produce una curva di accelerazione negativa come quella mostrata.

Figura A.4.2 - La legge di Stevens della graduazione psicofisica. Le procedure della stima della grandezza producono risultati conformi alla legge del potere mostrata. Le equazioni producono entrambe funzioni di accelerazione negativa (per la luminosità) quando l'esponente è minore dell'unità o funzione di accelerazione positiva (per shock elettrico) quando l'esponente è più grande dell'unità.


Collaborators

I am the leader of the Neuromorphics Lab, a highly collaborative lab with connections across both academia and industry.